JUVE FUORI DALLA CHAMPIONS: IL CUORE NON BASTA TRA ERRORI TECNICI E OMBRE ARBITRALI

 


Di Filippo Vagli

L'avventura della Juventus nella massima competizione continentale si chiude con un verdetto amaro e un dato statistico che certifica una crisi d'identità internazionale: per la terza volta consecutiva, il percorso bianconero si interrompe bruscamente dopo la prima fase del torneo. Nonostante il pesante fardello della sconfitta per 5-2 maturata all'andata, che aveva ridotto le aspettative della vigilia ai minimi termini, resta il profondo rammarico per un’impresa sfiorata e poi scivolata via tra i polpastrelli. Quello che doveva essere il palcoscenico della rinascita si è invece trasformato nella conferma del fallimento di uno degli obiettivi stagionali primari, lasciando la squadra e i tifosi sospesi tra l'orgoglio per la prestazione e la rabbia per le occasioni perdute. Sotto il profilo dell'impegno, la Juventus è scesa in campo onorando il proprio blasone e incarnando quel verso dell'inno societario che vuole i giocatori "simili a degli eroi". L'approccio alla sfida è stato feroce: nella prima mezz’ora la squadra ha mantenuto ritmi forsennati, aggredendo l’avversario a tutto campo prima di una necessaria gestione delle energie. Il lavoro di Spalletti ha prodotto un segnale di vita inequivocabile; dopo tre sconfitte consecutive che avevano segnato il punto più basso della sua gestione, il gruppo ha risposto con uno scatto d'orgoglio tattico e tecnico. La squadra ha mostrato una coesione encomiabile, lottando contro tutto e tutti, dimostrando di poter essere superiore alle avversità anche in condizioni di estrema emergenza. La qualificazione non è sfuggita per mancanza di proposta offensiva, ma per la cronica mancanza di cinismo e per l’ennesima sequela di errori tecnici gravissimi. A questi livelli, la Champions League non perdona le sbavature: è inaccettabile che calciatori lautamente pagati e dal valore di mercato elevatissimo falliscano appuntamenti con il gol così elementari. Clamoroso l’errore di David sul finire del primo tempo: l'attaccante cicca il pallone con a pochi passi dalla porta, sprecando l'opportunità di calciare a rete per servire un improbabile tocco arretrato. Altrettanto pesanti le occasioni dilapidate da Thuram e Zhegrova; errori tecnici purtroppo gravissimi, inammissibili per professionisti di tale caratura in momenti così decisivi. Se i demeriti tecnici sono stati evidenti, è impossibile non sottolineare una direzione di gara indegna. L'episodio che ha spezzato l'equilibrio è stato l'espulsione di Kelly: il difensore salta per colpire il pallone senza minimamente guardare l'avversario, colpendolo involontariamente nella fase di ricaduta. Trasformare un secondo giallo in un rosso diretto dopo la revisione al VAR è una decisione priva di logica sportiva, un atto indecoroso che ha penalizzato oltremodo i bianconeri. Non solo: per tutto l’arco della gara l’arbitro ha mostrato una palese connivenza con l’atteggiamento dei rivali che hanno inscenato una serie di simulazioni seriali dedite a sistematiche perdite di tempo, fin dalle prime battute della gara. E mentre il VAR veniva usato come scure contro Kelly, calava un velo di omertà sui ripetuti interventi fallosi di Torreira, il quale ha terminato la gara senza nemmeno un'ammonizione nonostante un fallaccio a centrocampo, un'entrata a martello su Thuram e ripetuti falli nei supplementari. Infine, la gestione del tempo effettivo è stata una vera e propria presa in giro: concedere solo quattro minuti di recupero nel primo tempo a fronte di ostruzionismi continui ha rappresentato un insulto alla regolarità della competizione. Con l'uscita dalla Champions e la precedente eliminazione dalla Coppa Italia, la stagione della Juventus si riduce ora a un unico, obbligato binario. Come ammesso da Spalletti nella conferenza della vigilia, "sono gli episodi a fare i risultati", e la Juventus ha sciaguratamente fallito i propri. Per evitare che l'annata si trasformi in un fallimento totale, diventa vitale centrare la qualificazione alla prossima edizione della massima competizione continentale. Non sarà facile dal momento che per raggiungere la quota Champions serviranno 9 vittorie nelle restanti 12 partite. L'imminente scontro con la Roma rappresenta il crocevia definitivo per la lotta Champions. In un panorama europeo che vede l'Atalanta come unica superstite a rappresentare l'Italia, la Juventus ha l'obbligo di riversare ogni residua energia nervosa in Serie A, per non sprofondare in un baratro sportivo ed economico senza precedenti.


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