L’EDITORIALE – JUVENTUS: LOCATELLI E COMPAGNI PENOSI FINO ALLA FINE!
Di Stefano Dentice
Le speranze di acciuffare il
piazzamento Champions per il rotto della cuffia, all’ultima giornata,
erano già ridotte al lumicino per la Juventus. Ma poi, come se non
bastasse, non solo Roma e Como fanno il proprio dovere battendo
rispettivamente Verona e Cremonese, ma la Juve riesce a non vincere
anche nel derby della Mole contro il Torino, pareggiando 2-2
dopo l’iniziale doppio vantaggio siglato Dušan Vlahović, e
sfoderando ancora una volta una prestazione a dir poco deludente.
Tutti, dal primo all’ultimo, sul banco degli imputati: in primis il
patron John Elkann, esperto di calcio tanto quanto un astemio è
esperto di assenzio. In secondo luogo l’«algoritmologo» Damien Comolli, che soprattutto in termini di campagna acquisti ha dimostrato di valere
quanto un dirigente del Baracca
Lugo.
E ancora, un gruppo squadra senza spina dorsale, senza una vera e propria
anima, senza carattere, personalità e senso di appartenenza, salvo qualche rara
eccezione. E, dulcis in fundo, dietro la lavagna (non tattica) ci finisce anche
Luciano Spalletti, che dopo l’esonero di Igor Tudor, seppur ereditando un organico non costruito da lui e per lui, ha
miseramente fallito nel raggiungimento dell’obiettivo minimo della Vecchia Signora, ovvero il quarto posto che sarebbe valso il pass per l’Europa che
conta.
Invece, nella stagione 2026-2027, sarà solo Europa League
per i bianconeri, una competizione che stride fortemente con il blasone della
Juventus, ma Locatelli e compagni hanno fatto il possibile e
l’impossibile per meritarsi questo amarissimo sesto posto che rappresenta la
quintessenza di un fallimento clamoroso.
Le due partite casalinghe contro Verona
e Fiorentina gridano ancora vendetta, ma tutta l’annata bianconera è
stata costellata da moltissimi bassi e pochissimi alti, proprio in linea con la
classifica finale.
Ora sarà complicatissimo
programmare il futuro specialmente in chiave mercato, sia per una questione
economica, ma anche per un fatto di appeal che, senza la Champions League, non potrà
essere lo stesso.
Purtroppo, però, è giusto così. Il campo, senza appelli, ha sentenziato
in modo spietato. Il fallimento è su tutta la linea, societario e tecnico. E i
tifosi, quelli davvero innamorati della Vecchia Signora, soffrono
maledettamente come non succedeva da quindici anni, quando la Juve di Luigi Delneri arrivò settima dopo una stagione disastrosa.
Oggi il battito cardiaco del tifoso juventino è sempre più flebile. Il
cuore è dolorante. E questa squadra, senza dignità né amor proprio, pur con i
risultati sfavorevoli di Verona e Cremona, è riuscita nell’impresa titanica di
non regalare neppure una magrissima consolazione ai propri supporter: non
battere il Toro.
Del resto, non c’è limite al peggio. È stata scritta una pagina nerissima della
storia bianconera. Ma ora è obbligatorio, moralmente e sportivamente, (ri)accendere
la luce e invertire la rotta prima di subito. Il fondo è stato toccato. Adesso urge
risalire, per far tornare a urlare tutto il popolo juventino. Stavolta, però,
di gioia. E non più di disperazione.



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