L’EDITORIALE – JUVENTUS: LA PAROLA D’ORDINE È PIAZZAMENTO CHAMPIONS
Di Stefano
Dentice
Ormai
è giunto il momento di fare sul serio per la nuova Juventus
di Luciano
Spalletti.
Domenica, alle 18:30, allo stadio Benito
Stirpe di
Frosinone, la Vecchia
Signora esordirà
in campionato con i Canarini
ciociari. Sì, è sempre calcio d’agosto, ma stavolta è un match
che vale tre punti.
La
Juve targata
2026-2027 ha radicalmente cambiato volto in primis sul piano
dirigenziale, con l’arrivo dell’amministratore delegato e
direttore generale Giovanni
Carnevali in
sostituzione di Comolli,
una sorta di Alessio
Secco francese, e
l’approdo a Torino del direttore tecnico Frederic
Massara al posto di
François Modesto.
Già
questi cambiamenti hanno prodotto buonissimi risultati in chiave
mercato, visto e considerato che l’ex dirigente del Sassuolo,
brillantemente coadiuvato dal direttore sportivo Ottolini
e affiancato dall’ex Roma
Massara, ha messo a segno ben sei colpi, in ordine di reparto:
Guglielmo Vicario,
Zeki Çelik, Jhon
Lucumí, Kerim
Alajbegović,
Randal Kolo Muani
e Jeff Ekhator.
In uscita, invece, Daffara,
Openda
e Adžić sono
le maggiori operazioni concluse, che ovviamente non bastano per
rimpinguare le casse societarie.
Tornando
ai nuovi acquisti e, in generale, alle prestazioni di Madama
nel precampionato,
sono giunte indicazioni tutto sommato positive. Çelik, su tutti,
sbarcato all’ombra della Mole a parametro zero dalla Roma di Gian
Piero Gasperini, ha
destato fin da subito un’ottima impressione. Infatti, l’esterno
difensivo turco classe 1997, sembra essersi già ambientato bruciando
le tappe, dimostrando di saper seguire correttamente i dettami di
mister Spalletti con applicazione, spirito d’abnegazione e
preziosissima duttilità tattica.
Invece,
per quanto riguarda gli altri innesti, servirà del tempo per
valutarli attentamente e per comprendere quanto potranno incidere in
maniera decisiva nello scacchiere spallettiano.
Proprio
in questa direzione, a partire da Vicario, i bianconeri hanno fatto
un upgrade
rispetto all’inaffidabile Di
Gregorio, così
come hanno sensibilmente migliorato la qualità dell’organico con
il già citato Çelik, Lucumí, Alajbegović, Kolo Muani ed Ekhator,
cinque pedine che rappresentano un brillante mix di tecnica,
fisicità, personalità, freschezza, gioventù ed esperienza
internazionale.
Ma
ad oggi, purtroppo, non è sufficiente. Perché il vero neo di questa
campagna acquisti, comunque già di tutto rispetto, è riconducibile
alla mancanza di un ingresso importante a centrocampo, reparto che
necessita di un doveroso e vitale salto qualitativo per poter provare
a coltivare ambizioni di un certo tipo.
Il
rientro alla base del brasiliano Douglas
Luiz non può e non
deve rappresentare la panacea di tutti i mali. L’ex Aston
Villa è un
giocatore in possesso di un’ottima tecnica individuale, ma pensare
di affidargli le chiavi della mediana bianconera, puntando su di lui
come se fosse un irrinunciabile punto di riferimento, potrebbe essere
un errore madornale. Più che giusto concedergli fiducia, ben diverso
considerarlo un titolare inamovibile; poiché sarebbe un grosso
rischio.
Alla
Juventus, in questo momento, manca un regista, un playmaker in grado
di dettare i tempi, di orchestrare la manovra, di alzare in modo
esponenziale il livello di qualità in fase di impostazione. Una
pedina capace di giocare indifferentemente sul corto e sul lungo.
Ecco
che bisognerebbe intervenire in questo senso per compiere uno step
superiore, anche se non sarà facile reperire sul mercato un
calciatore con queste caratteristiche e davvero in grado di fare la
differenza.
La
realtà è che Inter
e Napoli,
su tutte, sono
nettamente superiori in particolar modo a centrocampo, quindi la
Vecchia Signora non parte sicuramente con i favori dei pronostici.
L’obbligo è quello di classificarsi almeno al quarto posto per
poter disputare la Champions
League 2027-2028.
Già,
perché fare voli pindarici o sognare ad occhi aperti significherebbe
alimentare false speranze. Certo, nel calcio può succedere di tutto.
Ma restare con i piedi per terra è un diktat, per evitare di
illudersi.
In
casa Juve, da sempre, vincere non è importante, è l’unica cosa
che conta. Però perdere il contatto con la realtà e pensare di
lottare per lo scudetto punto a punto magari fino all’ultima
giornata, quantomeno in questo determinato periodo storico per la
Juventus, sarebbe come pretendere di prosciugare l’Oceano Pacifico
con una tazzina.

Commenti
Posta un commento