L’ANALISI – JUVENTUS: FRAGILITÁ DIFENSIVA, MANCANZA DI EQUILIBRIO E CALCIATORI MEDIOCRI LE CAUSE DELLA DÉBÂCLE SPALLETTIANA
Di Stefano Dentice
Come già spiegato più volte, la
dirigenza della Juventus rappresenta un problema enorme. Ma poi c’è il manto
erboso che, come sempre, rimane il giudice supremo e fa la differenza fino in
fondo.
Dopo l’esonero di Igor Tudor,
la società bianconera ha deciso di affidare il timone della squadra a Luciano
Spalletti. Il tecnico toscano, fin da subito, ha provato a dare un’impronta
chiara e un’identità di gioco ben definita alla Vecchia Signora. Per
larghi tratti ci è riuscito, ma non totalmente.
L’ex allenatore del Napoli e
della nazionale, sia con il 4-2-3-1 che con il 3-4-2-1, ha cercato di cambiare
il volto di Madama: almeno sei-sette uomini sopra la linea della palla
in fase di possesso, con costanti interscambi di posizione, dove i braccetti
effettuavano sovrapposizioni interne ed esterne, in cui la ricerca
dell’ampiezza per poi innescare l’uno contro uno degli esterni era di
fondamentale importanza, così come la ricerca della verticalità.
Poi, in fase di non possesso, la
reazione veemente al pallone perso, ovvero il gegenpressing, non ha
sempre funzionato. Da qui, ecco che è venuto a crearsi il problema di una
fragilità difensiva molto preoccupante. Infatti, basti pensare solo alle ultime
quattro partite, quelle decisive del mese di maggio, dove la Juventus ha subìto
cinque gol e ne ha realizzati quattro: poco, pochissimo per una formazione che
ha sempre puntato sull’essere dominante per gran parte dei match.
L’undici di Spalletti, infatti,
sia per via della (ri)aggressione non sempre efficace, ma anche per i
moltissimi uomini sopra la linea del pallone, ha troppo spesso subìto
ripartenze micidiali, con 40-50 metri di campo alle spalle da coprire,
situazioni tattiche pericolosissimi e difficilissime da affrontare. Questa
mancanza di equilibrio ha fortemente penalizzato Locatelli e compagni,
ragion per cui il mister di Certaldo avrebbe dovuto leggere meglio alcuni
momenti delle partite e alternare il gegenpressing a un blocco
medio-basso in base alle caratteristiche dell’avversario, pur senza snaturarsi
del tutto e senza mai rinunciare completamente alla sua filosofia calcistica.
Poi ci sono i singoli, i giocatori che
rappresentano sempre croce e delizia di ogni squadra. Partendo dal portiere, Di
Gregorio ha ampiamente dimostrato di non essere per niente all’altezza
della situazione, Kelly ha evidenziato limiti tecnici e di personalità, Holm
e Gatti due buoni gregari ma niente di più. A centrocampo, Manuel
Locatelli è sempre stato un calciatore di sostanza, ma con doti tecniche
tutt’altro che eccelse, Koopmeiners una delusione terribile sotto tutti
i punti di vista, Thuram, Miretti e Cambiaso mai continui
nel rendimento. Mentre in attacco, i due nuovi acquisti Openda e David
si sono rivelati due flop assoluti. Boga, invece, meriterebbe di essere
preso in considerazione anche per la prossima annata.
Un capitolo a parte lo meritano Kalulu,
Bremer, McKennie, Conceição, Yıldız, Vlahović
e Zhegrova. I due difensori, il francese in primis, ha dimostrato di
poter essere un giocatore da Juve pur non essendo un fuoriclasse assoluto. Il
brasiliano, fra alti e bassi, resta comunque un centrale di alto livello. Weston
McKennie, Francisco Conceição, Kenan Yıldız e Dušan
Vlahović sono senza ombra di dubbio quattro elementi di valore, almeno sul
piano tecnico, atletico e fisico. Ma purtroppo, per motivi diversi, nessuno di
loro è mai riuscito a essere determinante, decisivo e risolutivo nei momenti
cruciali della stagione. Edon Zhegrova, invece, calciatore tecnicamente
eccezionale, pecca moltissimo in fatto di personalità.
È doloroso sottolinearlo per
l’ennesima volta, ma questa Juventus non può vantare in rosa neppure un elemento
che sia minimamente paragonabile a un grandissimo fuoriclasse, a un giocatore
davvero in grado di fare la differenza quando serve. Sia sul profilo tecnico
che caratteriale.
Dunque, al netto di una dirigenza
pessima, gli interpreti sul rettangolo verde hanno miseramente fallito e
palesato tutti i loro limiti. E sono questi, piaccia o meno, i motivi reali di
un vergognoso fallimento su tutta la linea.



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