IL CASO PORTIERE IN CASA JUVENTUS: TRA FRENATE IMPROVVISE E IL TEMPO CHE STRINGE


 

Di Filippo Vagli

Se fino a ieri, filtrava un cauto ottimismo, riguardo l’approdo alla Juventus di Zion Suzuki, con le parti che sembravano orientate verso la definizione degli accordi per un prestito secco tra Juventus e PSG, nell’arco di appena 24 ore, si è passati da una fumata bianca che appariva imminente a una brusca frenata. La scelta di Luis Enrique di valutare personalmente il profilo del giapponese, unita alla possibile uscita di Chevalier, ha imposto alla Juventus di guardare altrove. Quella che sembrava una pratica in dirittura d'arrivo si è trasformata in una strada estremamente complicata, rendendo la caccia al portiere ancor più frenetica. In questo scenario di incertezza, il nome di Vicario torna a gravitare in orbita bianconera come la soluzione più accessibile, specialmente se legata alla formula del prestito con diritto di riscatto. Tuttavia, l'operazione porta con sé diverse incognite. Il calciatore è reduce da una pessima stagione al Tottenham e il suo arrivo a Torino a pochi giorni dall'inizio del campionato rischierebbe di essere percepito come un ripiego dell'ultimo minuto. Se Vicario fosse stato acquistato a giugno, la scelta sarebbe stata letta come un atto di programmazione; chiudere oggi darebbe l'impressione di una soluzione adottata solo perché non si è trovato nient'altro. Un’operazione che anche per questo non ha ancora ricevuto il "via libera" definitivo da parte di Luciano Spalletti. Il rischio è quello di "bruciare" l'estremo difensore prima ancora del debutto, con la Juventus che non può permettersi scommesse in un reparto che ha rappresentato il grande tallone d'Achille della scorsa annata. A complicare ulteriormente il quadro vi è la necessità di sbloccare il mercato in uscita per quanto riguarda il reparto portieri. La Juventus ha l'urgenza di "piazzare" Di Gregorio, per il quale si cercano attivamente proposte, preferibilmente provenienti dall'estero e con la formula del prestito. Il timore della dirigenza è quello di incappare in un pericoloso avvitamento burocratico e tecnico: senza la partenza del giocatore, l'innesto del nuovo titolare rischia di creare un sovraffollamento improduttivo che appesantirebbe la gestione dello spogliatoio e delle liste, rendendo ancora più nebulosa la definizione delle gerarchie. Restano sullo sfondo i profili di Trubin del Benfica, oltre all'ipotesi Mandas della Lazio e alla suggestione Milinković-Savić. Qualora non si sbloccasse una soluzione di primo livello, la dirigenza valuta una soluzione temporanea: promuovere Mattia Perin titolare per la stagione imminente, affiancandogli un secondo affidabile in attesa di investire sul portiere del futuro nella prossima estate. La missione della settimana è chiara e non prevede soste ferragostane: identificare, scegliere e portare a Torino l'estremo difensore definitivo, un ruolo dove la solidità mentale e tecnica è tutto, e non sono ammessi errori.


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