IL RITORNO ALLE RADICI: IL MESSAGGIO DI JOHN ELKANN TRA TRADIZIONE E NUOVA IDENTITÀ ITALIANA


 Di Filippo Vagli

L’istantanea carica di simbolismo catturata sulla panchina dello Stadium, con John Elkann, seduto accanto a Luciano Spalletti, è quella che più di ogni altra ha segnato l'ultima festa in casa Juventus. Il proprietario della Vecchia Signora ha rotto gli indugi e la consueta distanza istituzionale per immergersi nel cuore pulsante del gioco. "Non avevo mai avuto la possibilità di guardare una partita insieme al mister e non potevo rifiutare", ha dichiarato con una punta di entusiasmo inedito, spiegando la volontà di osservare la gara dalla medesima prospettiva dell'allenatore. È un segnale di partecipazione che travalica la cronaca: in un momento in cui la sua popolarità tra il popolo bianconero è al minimo storico, questa vicinanza fisica assume i contorni di un'investitura pubblica potente, un messaggio di trasporto emotivo e stabilità che non si percepiva con tale vigore negli anni passati. Il pensiero corre immediatamente a Villar Perosa e alle consuetudini dell'Avvocato Gianni Agnelli, che amava seguire le amichevoli estive proprio dalla panchina, in un dialogo muto o serrato con i suoi condottieri. Le vecchie foto a colori che lo ritraevano accanto a Giovanni Trapattoni o Marcello Lippi non erano semplici scatti di cronaca, ma icone di un legame profondo tra proprietà e guida sportiva. Ieri pomeriggio allo Stadium, Elkann ha voluto ribadire che la panchina è il luogo dove si consolida il rapporto umano, trasformando la gestione di un club in un affare di stima reciproca e visione condivisa. Il feeling con Spalletti appare come un endorsement di cuore; una sintonia che sembra andare oltre la mera gerarchia aziendale. Rispetto al legame umano costruito in passato con Allegri, il rapporto con Spalletti sembra poggiare su una curiosità intellettuale per il calcio giocato e su una fiducia totale nel progetto tecnico. Questa nuova era si riflette nitidamente anche nella ristrutturazione dirigenziale. La presenza in tribuna del figlio di John Elkann, impegnato in una fitta conversazione con Giovanni Carnevali durante l'intervallo, suggerisce un coinvolgimento diretto della famiglia nel nuovo corso. L'investitura di Carnevali è totale: Elkann ne ha lodato la professionalità e la profonda conoscenza delle dinamiche italiane. In questo accostamento si legge la volontà di tornare a un modello di competenza specifica, sconfessando apertamente le scelte del recente passato. L'autocritica verso l'era Comolli è implicita ma feroce: un modello straniero, descritto come un isolamento sterile dove il dirigente non parlava con nessuno, viene oggi sostituito da un'anima italiana, capace di relazionarsi con l'ambiente e di comprenderne i codici non scritti. La rinascita della Juventus, secondo la visione di Elkann, deve dunque passare attraverso lo zoccolo duro nazionale, considerato imprescindibile dalla proprietà bianconera. Un progetto tecnico che segue a ruota quello dirigenziale, volto a ricostituire quel nucleo identitario che storicamente ha garantito alla Juventus la solidità necessaria per aprire cicli vincenti. 

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