LA NUOVA JUVENTUS DI SPALLETTI: UN MERCATO IMPORTANTE TRA AMBIZIONI EUROPEE E NODI CONTRATTUALI


 

Di Filippo Vagli

La sessione di calciomercato della Juventus si è chiusa lasciando in dote una rivoluzione organica che pochi avrebbero osato pronosticare all'apertura delle trattative. Il lavoro svolto dalla dirigenza merita un voto alto in pagella, non solo per la qualità dei profili inseriti, ma per l'imponente mole di operazioni portate a termine: ben nove acquisti, quasi il doppio rispetto ai quattro o cinque innesti inizialmente previsti. Questa accelerazione improvvisa ha consegnato a Spalletti una rosa profondamente rinnovata, frutto di una strategia che ha visto la società monetizzare attraverso i giovani talenti e gestire le eccedenze prevalentemente attraverso la formula del prestito. Sotto il profilo economico, tuttavia, emerge quello che possiamo definire un vero e proprio paradosso finanziario. Nonostante l'ampio turnover, i costi della rosa sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto alla passata stagione. Si tratta di una scelta forte, quasi un azzardo calcolato: la dirigenza ha preferito dare priorità assoluta alle richieste tecniche di Spalletti, scegliendo deliberatamente di rimandare il problema del riequilibrio di bilancio richiesto dal Settlement Agreement. La mancata riduzione del monte ingaggi e del costo complessivo dei cartellini rappresenta una bomba a orologeria burocratica: senza una riduzione strutturale, la Juventus sarà costretta a compiere una cessione di rilievo (il classico pezzo da novanta) entro la finestra di gennaio o, al più tardi, entro il termine perentorio del 30 giugno 2027. La metamorfosi della squadra è stata totale, partendo dalla porta dove si è assistito a un valzer di nomi senza precedenti. La cessione di Perin al Palermo e il prestito con diritto di riscatto di Di Gregorio hanno aperto le porte agli arrivi, entrambi in prestito secco, di Vicario e Grabara. Si tratta di un evidente upgrade tecnico: se Vicario rappresenta oggi una certezza assoluta, Grabara garantisce un’affidabilità internazionale che mette al riparo da ogni rischio. La scelta di non puntare su Perin come titolare è stata dettata anche dalla sua fragilità fisica, in particolare i cronici problemi muscolari e alla spalla che in passato ne avevano compromesso il trasferimento all'estero. In difesa, il consolidamento del blocco esistente è stato impreziosito dagli innesti di Celic e Lukumì. Mentre il primo si è già distinto per la versatilità tattica su entrambe le corsie, Lukumì viene valutato dagli addetti ai lavori come un profilo tecnicamente superiore a Kelly, il giocatore di cui ha preso il posto. Anche il centrocampo ha subito una mutazione genetica: via i comprimari Adzic e Miretti, dentro la sostanza di Douglas Luiz e la freschezza internazionale di Pape Matar Sarr. Nonostante i suoi 24 anni, Sarr vanta già una partecipazione ai mondiali, garantendo quel salto di qualità necessario per competere su più fronti. La vera deflagrazione è avvenuta però nel reparto offensivo, segnato dal pesantissimo addio di Vlahovic. Perso il centravanti serbo e certificato il fallimento delle scommesse dello scorso anno David e Openda (entrambi partiti in prestito dopo una stagione deludente), la Juventus ha puntato tutto su Kolo Muani e Woltemade. A completare il reparto, oltre al rientro di Nico Gonzalez, sono arrivati giovani di cristallino talento come Ekhator e il bosniaco Alaybegovic, un profilo di caratura mondiale quest’ultimo, strappato alla concorrenza dei top club europei. Tuttavia, questa abbondanza si scontra ora con la dura realtà delle liste, un rompicapo che rischia di generare esclusioni eccellenti. A complicare i piani è l’infortunio di Thuram, che dovrà operarsi e resterà ai box per almeno quattro mesi, posticipando il suo rientro effettivo alla stagione sportiva 2027. Nella Lista Serie A, con soli 23 posti disponibili e i soli Pinsoglio e Rugani come CTP (Club Trained Player), la Juventus dovrà tagliare due elementi: oltre a Thuram, il secondo escluso emergerà dal ballottaggio tra Milik, Cabal, Zhegrova e Gatti. In questo scenario, Rugani è intoccabile proprio per proteggere lo slot dei prodotti del vivaio. Ancor più intricata è la gestione della Lista UEFA, dove i posti scendono a 22 e si registra un paradosso normativo: Rugani non può essere considerato CTP per una carenza di soli sei mesi nel conteggio della sua permanenza nel club. Questo dettaglio burocratico obbliga la società a rinunciare a ben cinque giocatori. Con Thuram fuori causa, il rischio di esclusione ricade su Gatti, Cabal e Zhegrova, anche a causa della necessità di inserire Alaybegovic nella lista principale, poiché il giovane talento non ha i requisiti temporali per finire in Lista B. Il peso economico di questi esuberi, che rimarranno a libro paga senza poter scendere in campo in Europa, rappresenta l’ombra su un mercato altrimenti eccellente. La Juventus di Spalletti ha ora l’obbligo morale di cancellare il suicidio sportivo della scorsa stagione, dove i punti persi contro le piccole hanno vanificato la corsa al vertice. Con una rosa migliorata in ogni reparto, l’obiettivo minimo rimane il quarto posto, ma la caratura dei nuovi innesti impone alla squadra il dovere di lottare per traguardi ben più prestigiosi, gestendo con estrema attenzione una situazione finanziaria che non permette più ulteriori rinvii.


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