CORTE DI GIUSTIZIA UE: L'AVVOCATO GENERALE SPIELMANN DÀ RAGIONE AD AGNELLI E ARRIVABENE? RIVOLUZIONE IN VISTA PER LA GIUSTIZIA SPORTIVA

 


Di Filippo Vagli

La bomba è esplosa nei corridoi del diritto europeo: l'avvocato generale della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha depositato le sue conclusioni sul caso Andrea Agnelli-Maurizio Arrivabene. E il verdetto preliminare sembra pendere dalla parte dei due ex vertici juventini. Se la Corte dovesse seguire questo parere – e spesso lo fa – potremmo assistere a uno stravolgimento epocale della giustizia sportiva italiana. Il nodo gordiano è la giurisdizione. Fino a oggi, la giustizia sportiva regnava sovrana: le sue sentenze erano intoccabili per i giudici ordinari. Al massimo, potevi bussare al TAR per un risarcimento danni, ma annullarne una? Impensabile. Spielmann ribalta la prospettiva: riconoscere l'autonomia della giustizia sportiva non esclude l'intervento delle Corti ordinarie, purché in linea con il diritto UE. Agnelli e Arrivabene sostengono proprio questo nel loro ricorso, e l'avvocato generale dà loro ragione sulle condizioni per accedere al TAR. Non è un lasciapassare automatico – ci vogliono vizi specifici, come violazioni del giusto processo – ma è una crepa enorme nel muro. Immaginate lo scenario: il TAR potrebbe annullare sanzioni sportive, non solo risarcire. E qui entra il secondo terremoto, l'onere della prova. Nella giustizia ordinaria, sei innocente fino a prova contraria: tocca all'accusa dimostrare il reato. In quella sportiva? Basta un sospetto – intercettazioni telefoniche interpretate a piacimento dal procuratore federale – e sei tu a doverti discolpare. Quelle chat o chiamate? Prove deboli in tribunale civile, ma armi letali nel mondo FIGC. Agnelli e Arrivabene, sanzionati per plusvalenze (hanno già scontato), puntano a questo: un principio che ribalti l'inversione dell'onere della prova, rendendo le intercettazioni non più "prove assolute" ma semplici indizi da verificare. Non è fantascienza. Se la Corte di Giustizia – che si pronuncerà nei prossimi mesi – avallerà Spielmann, si apriranno le porte a ricorsi a valanga. Squadre, calciatori, dirigenti: tutti potrebbero sfidare FIGC e CONI al TAR, con effetti a catena su processi in corso. Pensate a Calciopoli o a futuri scandali: addio al "sospetto basta", benvenuta la presunzione di innocenza europea. Una rivoluzione che renderebbe la giustizia sportiva più equa, ma anche più lenta e caotica – un paradosso per un sistema che vive di rapidità. Agnelli e Arrivabene fanno da apripista: non verrà cancellata la loro sanzione, ma aprirebbero varchi per il domani. La FIGC trema, il calcio italiano si interroga. È detta l'ultima parola? Assolutamente no. Siamo a un bivio storico. Rivoluzione o caos?


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