Juventus, chi saluta a gennaio? Mercato in fermento
Di Filippo Vagli
In casa
Juventus, il mercato di gennaio bussa alla porta con un interrogativo
inevitabile: chi esce per far spazio ai nuovi colpi? Luciano Spalletti,
subentrato a stagione in corso, ha ereditato una rosa non sua e sta imponendo
gerarchie ferree con alcuni giocatori di buon valore che finiscono per essere schiacciati
dalla concorrenza. I primi due sono sicuramente Vassili Adzic e João Mario. Partiamo
dal gioiellino montenegrino, Adzic. Il classe 2006 è un talento puro: tecnica
raffinata, tiro da campione, fisicità da tuttocampista e capacità di illuminare
vicino alla porta. Un giocatore a cui non manca nulla per dominare. Eppure, minutaggio
irrisorio, o spezzoni di partita totalmente sbagliati come nella notte di Bodo Glimt.
I giovani hanno bisogno di giocare e non è un caso che, uno che capisce di
calcio come Savicevic, gli avesse consigliato di andare a giocare in provincia per
farsi le ossa. Il classico prestito mirato: 4-6 mesi in un club con pressione
media, dove sia titolare indiscusso. Lecce, Cagliari o Genoa i club che lo avevano
cercato. Poca concorrenza, e tanti palloni da giocare ogni domenica per trovare
certezze, per imparare a conoscere il campionato, in piazze dove le pressioni sono
diverse che sotto la Mole. E poi, tornare da professore, e non da allievo. Per Adzic,
serve un prestito secco con l’arrivo a Torino di un centrocampista che lo possa
liberare. La Juve deve scegliere bene perché ha un diamante grezzo in casa: va
lucidato, non lasciato in panca. Scenario totalmente diverso per João Mario,
arrivato quest'estate Tudor gli diede chance sia a Genoa che a Verona, venendo
ripagato con prestazioni tutt’altro che memorabili. Spalletti lo ha praticamente
ignorato. Non per antipatia ma perché il lusitano è sì tecnico e abile palla al
piede, ma soffre terribilmente la fisicità italica. E Spalletti ai suoi terzini
chiede di saper difendere perché altrimenti le rivali ti cuciono strategie
letali. Lo stesso Andrea Cambiaso fatica da terzino puro, figuriamoci lui.
Risultato: panchina fissa, pure in Coppa Italia. Spalletti non può permettersi
di sperimentare: un undici titolare blindato, e pochi cambi di grande
affidabilità. Alla Juve, pareggiare è dramma, figuriamoci perdere. Non è più il
tempo per le attese e qualche sondaggio sia dal Portogallo che dalla Premier c’è
stato per l’ex Porto. Ecco perché nel prossimo mese di gennaio la sua uscita è
probabile più che possibile, con Madama che cercherà di accaparrarsi un terzino
(destro o sinistro) più robusto. Per ognuno che partirà, entrerà un rinforzo;
doppio binario mercato, entrate-uscite. Due casi totalmente diversi quelli del
montenegrino e del portoghese ma uniti da un unico filo conduttore: investire
su crescita, non su immobilismo. Spalletti guarda i risultati, la tifoseria i
trofei.



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