JUVENTUS, MCKENNIE DA BLINDARE E PERIN LO SCUDIERO: IL REBUS DI GENNAIO TRA DUTTILITÀ E CONTINUITÀ
Di Filippo Vagli
In casa
Juventus, con Luciano Spalletti al timone, il mercato di gennaio si annuncia
come un rebus da risolvere con astuzia. Non si tratta solo di colpi ad effetto,
ma di consolidare ciò che funziona e limare i nodi. Partiamo da Weston
McKennie, il jolly americano che sta vivendo una seconda giovinezza. Da quanto
risulta, nei corridoi di Continassa ci sono stati contatti recenti con il suo
entourage per sondare un rinnovo. Non è un mistero: la società vuole capire se
esistono "cifre umane" per legarlo oltre il 2025, magari puntando su
un bonus alla firma in caso di svincolo. McKennie sogna gli States? O
preferisce massimizzare qui? Sono ipotesi tutte aperte, ma una cosa è certa:
con Spalletti gioca con continuità, e il suo fisico – mai così "scolpito"
– rende onore al lavoro fatto nei mesi scorsi da Igor Tudor e staff. Non è un
fuoriclasse, West, ma la sua duttilità è oro nel calcio moderno: destro,
sinistro, alto, basso, ovunque tranne tra i pali (anche se chissà). In un
centrocampo che stenta a decollare – da Pirlo ad Allegri, tutti l'hanno sempre
impiegato – McKennie si eleva nella mediocrità altrui. Ha ragione chi dice che
non siamo mai andati oltre lui in questi anni. La Juve deve tenerlo: è
positivo, versatile e ora pure in forma smagliante. Monitoriamo, perché se emergesse
un'intesa, potrebbe essere il perno su cui costruire. Diverso il discorso su
Joao Mario, l'acquisto estivo che più divide. Statistiche? Inutili, perché non
gioca mai. Né con Spalletti, né con Tudor. Progressione, assist, personalità:
li avevamo intravisti, ma evidentemente non bastano per titolare. Lo scambio
con Alberto Costa non è stato un affarone milionario, ma bocciarlo così presto
fa storcere il naso. Se Tudor non lo voleva, meglio sarebbe stato tenerlo
dall'altra parte. Oggi, però, con la difesa a quattro in testa a Spalletti,
Joao Mario terzino destro è un'ipotesi intrigante, ma fragile. Kalulu è l'unico
laterale destro puro, Cambiaso a sinistra è un'incognita, Cabal pure. Una mezza
offerta? Potrebbe sbloccare un innesto più solido in fase difensiva. Non è
centrale nel progetto, ma occhio: venderlo ora non è sinonimo di fallimento
totale. Su Mattia Perin, invece, la linea è netta: la Juve è soddisfattissima.
Vice di Di Gregorio affidabilissimo, a 33 anni è nel fiore della maturità per
un portiere. Ieri, la sua story Instagram con David lo conferma: è
l'"influencer" dello spogliatoio, come lo definisce Spalletti. Il
Genoa ci prova, De Rossi cerca esperienza per la salvezza, ma a meno che Perin
non bussi alla porta a gennaio chiedendo la cessione (scenario non prevedibile
oggi), la società non molla. Perderlo significherebbe salutare un leader
tecnico e carismatico, non sostituibile con uno scambio improvvisato. Andiamo
di continuità: Di Gregorio-Perin fino a giugno, poi si valuta un numero 1 top.
Creare casini a metà stagione? Inutile. Infine, Jonathan David: il dibattito
infuria dopo Bologna. Openda è entrato elettrico, ha provocato l'espulsione e
creato pericoli, ma la Roma di Mancini è un'altra storia – compatta,
battagliera. È probabile che Spalletti partirà con David: serve stancare la
retroguardia giallorossa, spalle alla porta, manovra. Contro Bologna è stato
insufficiente, ma segnali ci sono: scambi, lavoro sporco. Con Vlahovic out,
deve caricarsi la squadra sulle sue spalle. Staffetta con Openda nella ripresa?
Dipende dal match, ma serve continuità per il bomber canadese. Ne ha bisogno
lui, ne ha bisogno la Juventus. Concentriamoci sul campo: 18 punti nelle
prossime sei partite: difficilissimo ma deve essere l'obiettivo bianconero.



Commenti
Posta un commento