La Juve di Spalletti: il 4-2-3-1 che accende la scintilla, ma serve la zampata letale
Di Filippo Vagli
Non è ancora la macchina da guerra dello scudetto del Napoli, stagione 2022/23, quella che faceva tremare i polsi ogni volta che varcava la metacampo. Ma la Juventus di Luciano Spalletti sta vivendo una rivoluzione silenziosa, accarezzando sensazioni di dominio mai pienamente concretizzate. Contro Lecce e Sassuolo i bianconeri hanno sparato 17 tiri nello specchio della porta. Un'esplosione di pericolosità che grida enorme potenzialità, ma manca il colpo del ko. Quella cattiveria da grande squadra che fa chiudere i conti nel primo tempo, trasformando il controllo in trionfo netto. Spalletti, maestro di testa e tattica, ha inciso profondamente. Psicologicamente è un direttore d'orchestra: carezze per Jonathan David dopo il rigore fallito contro il Lecce, bastonate per chi sbaglia, protezione per chi cresce. Risultato? Un gruppo coeso, con Locatelli e Thuram che dominano il fraseggio, possesso palla che non è fine a sé stesso ma si traduce in lame affilate verso la porta avversaria. Il passaggio al 4-2-3-1 è il colpo di genio ritardato quanto necessario. Pianificato da mesi, atteso il rientro di un Bremer titanico Dal Lecce in poi, il modulo ha funzionato alla perfezione: fluidità offensiva, equilibrio difensivo. McKennie si inventa falso “diez” o esterno destro con disinvoltura yankee, come quello applaudito a Reggio Emili e Miretti che attacca gli spazi da trequartista con istinto felino. Soluzioni interne che Spalletti ha estratto dal cassetto bianconero, evitando rivoluzioni costose. Ma il tassello clou è Bremer. Senza di lui al 100%, il 4-2-3-1 restava un sogno. Ora, con il brasiliano a presidiare l'area, la difesa è blindata. Il mercato? Se non esce nessuno, non entra nessuno. Joao Mario può salutare, Ottolini pronto a dare la caccia un vice per Kalulu, che sta giocando su livelli importanti ma prima o poi dovrà rifiatare. In mediana e trequarti, la duttilità regna con McKennie e Miretti jolly universali, chiavi per un sistema che detta legge. Ecco perché alla Continassa si parla solo di ritocchi mirati, seguendo questa rotta. Non doppioni come Guido Rodriguez, troppo simile a un Locatelli meno atletico. Serve un tuttocampista per la trequarti – alternativa a Yildiz o McKennie, capace di navigare tra le linee. Magari un rinforzo in regia con visione e grinta, non solo muscoli. Spalletti ripete schemi vincenti: quel 4-2-3-1 della prima Roma, bello e letale, riecheggia in questa Juve metamorfizzata dal 31 ottobre, giorno della sua presentazione. I punti incassati sono il frutto felice di questa alchimia. Ma per lo scudetto serve la cattiveria: trasformare i 17 tiri in gol al 35' per sigillare partite già vinte. Spalletti lo sa, la tifoseria lo sente. La creatura è viva, manca solo il morso finale.



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