Tudor saluta la Juve: risoluzione bonaria e un occhio al futuro bianconero
Di Filippo Vagli
La Juventus
archivia definitivamente il capitolo Igor Tudor con una risoluzione
contrattuale lampo e senza intoppi. L'ex tecnico croato, esonerato il 27
ottobre scorso dopo la sconfitta all'Olimpico contro la Lazio, ha trovato
l'accordo con il club per chiudere il rapporto iniziato solo pochi mesi prima,
tra le speranze di un rilancio post-crisi. Non è stata una separazione
traumatica, ma un addio pragmatico che riflette il carattere di Tudor: un
allenatore che ha sempre anteposto i principi sportivi a logiche puramente
economiche. Nonostante l'assenza di offerte concrete dall'estero – complici il
regolamento FIGC che lo blocca sulle panchine di Serie A fino a fine stagione –
a differenza di Thiago, con il brasiliano ancora a libro paga bianconero dopo
aver declinato corteggiamenti da Real Sociedad, Bayer Leverkusen e Monaco, il
croato ha optato per una via pulita. Niente pretese esagerate, solo la chiusura
netta di un contratto fino al giugno 2027 da 3 milioni netti annui (circa 5,5
lordi). Per la Juventus, si tratta di un sospiro di sollievo finanziario non da
poco. Quelle risorse liberate – in un contesto di bilancio sempre sotto i
riflettori – torneranno utili per irrobustire il nuovo progetto guidato da
Luciano Spalletti, l'artefice della rifondazione. Ora, il club punta dritto al
rinnovo di Spalletti fino al 2028, trasformando l'ossigeno recuperato in
benzina per il ciclo lungo. Tudor, dal canto suo, lascia la Juve con un'eredità
doppia. Come giocatore, si era consacrato qui negli Anni '90, vincendo scudetti
e Champions da guerriero indomito. Come allenatore, era tornato 18 anni dopo
tra le macerie di una stagione balbettante, con l'ambizione di traghettare la
squadra in Champions League come prerequisito per la conferma. Pur non essendo
finita nel migliore dei modi, il suo approccio schietto e quel mix di intensità
fisica e verticalità che aveva illanguidito gli avversari nelle prime uscite, resta
un ricordo positivo in un'annata di transizione. In casa bianconera, questo
epilogo apre scenari intriganti. Con Spalletti al timone, la Juventus può
finalmente respirare e pianificare: roseo il 2026 davanti, con un occhio a
gennaio per ritocchi mirati e un altro alla corsa scudetto. Tudor? Probabilmente
già con la valigia in mano verso nuove avventure europee, fedele al suo DNA da
nomade del pallone.



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