Derby d'Italia: Spalletti arma la Juventus con il jolly McKennie e un arsenale dalla panchina
Di Filippo Vagli
Luciano
Spalletti sa bene che il derby d'Italia non si vince con un solo asso nella
manica, per quanto fulgido. Kenan Yildiz resta il faro offensivo della
Juventus, ma contro l'Inter di Chivu, squadra ripiena ci esperienza e cinismo,
l'allenatore toscano punta su un piano articolato: continuità con il modulo fluido
rodato da settimane e sorprese mirate per scardinare una difesa che concede
poco e nulla. I dati non mentono: Weston McKennie è l'arma meno prevedibile dei
bianconeri, dopo Yildiz. Il texano, quando viene impiegato nel ruolo di trequartista
centrale, ha il vizio di spuntare nei guizzi decisivi, con 4 gol nelle ultime
10 gare e un fiuto per l'area che lo rende letale. Spalletti, con quel ghigno
malizioso che tradisce i suoi calcoli, lo ha già ribattezzato "falso
centravanti". Non una rivoluzione totale, ma un'evoluzione: nelle fasi
calde, McKennie scalerà di 10 metri per sovrapporsi a Jonathan David, il canadese
che svaria come un'ala e crea spazi con il suo dinamismo. Immaginate lo scambio
fluido: David arretra per dialogare, McKennie irrompe come un fulmine nel
vuoto. È questa la variante che potrebbe mandare in tilt Bastoni e Acerbi. Alla
Continassa, Spalletti studia ogni dettaglio, ma il vero colpo di genio potrebbe
sbocciare dalla panchina con gli esclusi dall’undici iniziale che hanno il
potenziale per ribaltare l'inerzia. Francisco Conceição e Yildiz guideranno le
fasce dal 1', ma ingrassi come quelli di Edon Zhegrova – dribbling elettrico e
uno contro uno devastante – o Jeremie Boga, maestro del cambio di ritmo,
potrebbero accelerare il forcing finale. Fabio Miretti, con il suo piede
educato e la sua visione di gioco, è pronto a subentrare per dettare i tempi
dal basso mentre Vasilije Adzic (ricordate il suo siluro all'andata?), è
un'opzione letale per le conclusioni dalla lunga distanza. Non solo. Teun
Koopmeiners porta versatilità, capacità di lavorare sia in difesa che in mezzo al
campo con i suoi inserimenti da dietro. Kostic, l'arma serba dalla panchina, rimane
un incubo per i terzini avversari con i suoi cross millimetrici. E poi Lois
Openda, finora sottotono, ma capace di sgroppate improvvise per pungere nei 20
minuti finali, specie se l'Inter dovesse calare. Il vero banco di prova per la
compagine bianconera sarà l’aspetto mentale. Battere l'Inter non vale solo tre
punti ma il colpo di acceleratore per una Juventus che insegue la qualificazione
all’Europa che conta e sogna i playoff di Champions contro il Galatasaray.
Fiducia e fame: questi sono i pilastri su cui l'ex CT azzurro costruirà il suo
ciclo. Se McKennie e le seconde linee sapranno accendere la scintilla, San Siro
potrebbe tremare. Derby d'Italia, preparati: la Signora è pronta a ruggire.



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