Fine dell'era Rocchi? Juventus in prima linea per una rivoluzione arbitrale


 Di Filippo Vagli

In casa Juventus, l'aria è elettrica: non solo per le sfide in campo, ma per una battaglia fuori dal rettangolo verde che potrebbe ridisegnare il volto della Serie A. 

L'esperienza di Gianluca Rocchi come designatore CAN A sembra al capolinea, non solo per la naturale scadenza a giugno, ma per un'esigenza impellente di svolta radicale. 

Lo sussurrano nei corridoi della Continassa e lo confermano fonti vicine all'ambiente bianconero: serve discontinuità, un modello arbitrale all'avanguardia che restituisca credibilità e trasparenza al nostro campionato.

Il patron John Elkann non ha girato intorno alla questione. 

Dopo il post-Derby d'Italia il messaggio è stato limpido: basta con un sistema obsoleto. La Juventus spinge per un professionismo arbitrale totale, sul modello Premier League, dove gli ufficiali di gara sono atleti a tempo pieno da oltre due decenni. 

Immaginate: arbitri con contratti federali stabili, raduni tecnici ogni quindici giorni, preparazione fisica e psicologica affidata a staff dedicati, tutele economiche e legali blindate. 

Un progetto già sul tavolo della FIGC, con la Supervisione Federale a garantire indipendenza.

Ma per ora pare essere più che altro un sogno dal momento che gli ostacoli sono concreti: la resistenza interna all'AIA, il fantasma di un possibile commissariamento e la complessità di convertire i direttori di gara da dilettanti a professionisti. 

Eppure, i club – Juventus in testa – non mollano. 

Circola con forza il nome di Daniele Orsato, l'ex fischietto d'élite oggi designatore in Lega Pro. 

Il suo profilo tecnico, forgiato in finali di Champions e Mondiali, lo rende il candidato ideale per guidare Serie A e B nel nuovo corso, o per un ruolo chiave nell'accelerazione estiva.

Elkann lo ha ribadito con orgoglio juventino: la squadra ha dimostrato carattere nonostante le difficoltà, ma sul fronte arbitrale serve un "punto di rottura". 

Una telefonata al presidente Gravina ha segnato l'inizio di questa fase cruciale, con la Juve a fare da ariete per una riforma che potrebbe arrivare già dalla prossima stagione. Non è vendetta, è buonsenso: un calcio italiano moderno, dove la tecnologia VAR si affianchi a uomini preparati, per evitare che polemiche offuscano il bello del gioco.

La Serie A ne guadagnerebbe in appeal internazionale, attirando investitori e tifosi. Elkann difende la sua Juventus – "orgogliosi del percorso" – ma lancia la sfida: o si cambia, o si resta indietro.

La palla è nella metà campo della FIGC. 

La Juventus ha tirato il primo calcio d'angolo: ora tocca vedere se qualcuno la butterà dentro.


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