Galatasaray - Juventus: l'analisi di Spalletti e i tre passi indietro che frenano la crescita
Di Filippo Vagli
Istanbul non
concede alibi: la Juventus di Luciano Spalletti si scioglie sotto il peso di
una gestione tecnica della gara ai limiti del dilettantismo. Nonostante un
primo tempo chiuso in vantaggio, la ripresa ha evidenziato un collasso
strutturale che il tecnico ha sintetizzato in "tre passi indietro".
Un'analisi che fotografa una squadra incapace di gestire i momenti critici
della gara e i propri limiti numerici, palesando una fragilità mentale che
annulla i progressi tattici intravisti nelle scorse settimane. Il primo
arretramento riguarda la tenuta del pacchetto arretrato, orfano di Gleison
Bremer. Per il brasiliano si tratta del secondo stop stagionale (il terzo
complessivo), un’assenza che non rappresenta soltanto un deficit numerico, ma
una sottrazione di certezze per l’intero reparto. Sebbene nelle ultime uscite
il centrale non fosse apparso impeccabile — si pensi ai falli da rigore contro
Atalanta e Benfica — la sua sola presenza garantisce uno "scudo"
psicologico che i compagni non sanno replicare. Senza la sua fisicità a
risolvere le situazioni di emergenza, la difesa perde il proprio baricentro,
esponendosi a letture errate e a una percezione di vulnerabilità costante. Il
secondo passo indietro è rappresentato dalle performance di Cabal, subentrato
per sostituire l’ammonito Cambiaso e trasformatosi nel protagonista negativo
del match. La sua sequenza di errori è indicativa di una mancanza di lucidità
inaccettabile a questi livelli. Nel gol del 2-2 Cabal lascia colpevolmente
scoperta la propria fascia di competenza, permettendo al Galatasaray di trovare
il pareggio. In occasione del 3-2 commette un fallo ingenuo che propizia la
punizione del sorpasso turco, rimediando il primo giallo. Ed infine
l’espulsione: in soli sette minuti dal suo ingresso, commette un secondo fallo
totalmente inutile nella metà campo avversaria, lasciando la squadra in dieci. Spalletti
ha duramente criticato l’incapacità del giocatore di leggere i momenti e
filtrare l’adrenalina attraverso il ragionamento. In un contesto professionistico,
spendere un cartellino rosso lontano dalla propria porta in una situazione di
non pericolo è un errore macroscopico che ha pesato direttamente sui quattro
gol subiti nella ripresa. Il terzo passo indietro risiede nella mancata
reazione di carattere, un netto regresso rispetto alla resilienza mostrata a
San Siro. Il dato fisico è rilevante: la Juventus ha giocato per la seconda
volta in meno di 72 ore in inferiorità numerica per oltre 55 minuti. Per
ovviare alla stanchezza, Spalletti aveva annullato la seduta sul campo alla
vigilia, puntando esclusivamente sull' "allenamento invisibile" — un
esercizio di crescita mentale volto a mantenere la concentrazione anche fuori
dal rettangolo verde. Il fallimento di questo approccio è sintetizzato
dall'errore di Thuram sul gol del 4-2. Nonostante l'ordine esplicito di
Spalletti di "spazzare via il pallone" in situazioni di emergenza e
affaticamento, il centrocampista ha scelto un appoggio rischioso verso Kelly,
innescando la ripartenza letale dei padroni di casa. Una violazione delle
indicazioni tecniche che evidenzia come, sotto pressione, la squadra perda la
capacità di applicare i concetti base della gestione del rischio. In questo quadro
tecnico allarmante, l’unica nota positiva è rappresentata da Teun Koopmeiners.
L'olandese ha ritrovato la verticalità e la presenza in area "stile
Atalanta", siglando la sua prima doppietta in maglia bianconera. Tuttavia,
la sua prestazione individuale è stata oscurata dal risultato collettivo. Le
sue parole nel post-partita riflettono un’attitudine da leader, necessaria in
uno spogliatoio privo di riferimenti: "Non si possono prendere cinque gol
così, dovevamo tenere più palla". Una presa di coscienza che, purtroppo,
non ha trovato riscontro nel resto della squadra durante la fase di non
possesso. La lezione di Istanbul impone riflessioni profonde. Per sperare nei
supplementari nella sfida di ritorno, alla Juventus servirà un recupero di tre
gol di scarto contro un avversario che potrà limitarsi a gestire il ritmo e
ripartire. Il futuro immediato, tuttavia, si chiama Como. La sfida di sabato
dovrà essere affrontata con una difesa decimata: alle assenze certe di Kalulu e
Holm si aggiunge la probabile indisponibilità di Bremer. Il lavoro di Spalletti
è solo all’inizio: la squadra deve dimostrare di saper reagire tecnicamente e
fisicamente alle difficoltà, evitando che i passaggi a vuoto individuali
compromettano l'intero progetto tattico.



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