Juventus, il vuoto del '9' punge a Bergamo: Spalletti e i rimpianti del mercato chiuso
Di Filippo Vagli
A Bergamo è
esplosa la fragilità bianconera, quella che i tifosi juventini avevano intuito
lunedì sera alle 20 in punto, con il gong del mercato invernale suonato senza
il bomber richiesto a gran voce. Luciano Spalletti, tecnico pragmatico e
ambizioso, puntava dritto a un centravanti puro: un colosso capace di tenere
palla, sfidare i difensori, verticalizzare il gioco e segnare nei momenti-clou.
Non un cerotto temporaneo, ma un upgrade netto rispetto alla rosa attuale.
Invece, niente: la dirigenza ha optato per il "meglio così che male
accompagnati", eco della volpe e dell'uva amara. Contro l'Atalanta, la
mancanza si è palesata crudele. La Dea ha sfruttando spazi e fisicità; uno
Scamacca con la maglia bianconera avrebbe potuto ribaltare l'inerzia, ma i
"se" non vincono partite. David ha lottato, corso e pressato con
generosità, meritando un sei stiracchiato, ma non è bastato: serve un terminale
letale, non un jolly instancabile come McKennie, esposto al rischio di
figuracce. Openda? Sempre più panchinaro nelle scelte di Spalletti. I nuovi
arrivi, su tutti un Boga vivace e incisivo all'esordio, infondono ottimismo, ma
l'assenza del vero nove resta un tallone d'Achille. Spalletti in conferenza
stampa ha affermato: "Ho fiducia in chi c'è, questi ragazzi
stupiranno". Parole d'ordine per motivare, ma il ricordo brucia – dal
corteggiamento fallito a En-Nesyri a Istanbul, alla chimera Mateta scartata
pure dal Milan, fino al flirt evanescente con Icardi. Ora testa al presente:
Lazio e Inter bussano in Serie A, sfide da vincere a tutti i costi, pure senza
il colpo grosso. Il futuro bianconero dipende da qui: adattarsi o affondare?



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