KENAN YILDIZ: DA TALENTO CRISTALLINO A PILASTRO DECISIVO. IL PROSSIMO PASSO DELLA "LUCE" BIANCONERA
Di Filippo Vagli
Kenan Yıldız non
è più soltanto una promessa: oggi, egli rappresenta ufficialmente la luce della
Juventus. Indossare la maglia numero 10 a Torino non è un semplice vezzo
estetico, ma una vera e propria investitura che porta con sé un enorme fardello
di responsabilità. Proprio perché ci troviamo di fronte al calciatore
tecnicamente più dotato dell'intera rosa, abbiamo il dovere di pretendere da
lui un salto di qualità immediato. Non si tratta di una critica distruttiva, ma
della necessità di alzare l'asticella: per permettere al progetto di Luciano
Spalletti di decollare definitivamente, dobbiamo poter ammirare la versione più
cinica e concreta del nostro gioiello. Il numero 10 deve smettere di essere un
"progetto di fuoriclasse" per diventare la certezza su cui costruire
ogni singola vittoria. Analizzando le recenti prestazioni, emerge un limite
tattico evidente: la tendenza di Kenan a restare fuori dalla zona calda durante
lo sviluppo della manovra laterale. Spesso vediamo Francisco Conceição puntare
l'uomo, sterzare e far partire cross velenosi sul secondo palo, ma Yıldız è
assente. Attualmente, quel vuoto viene riempito da incursori come McKennie o
dai rientri di Cambiaso, lasciandoli spesso soli contro la difesa schierata. Kenan
deve imparare a "chiudere l'azione" trasformandosi in un attaccante
aggiunto. Nel primo tempo contro il Galatasaray, ad esempio, sono stati
sprecati tre palloni d'oro messi al centro da Conceição proprio perché Yıldız
gravitava pigramente ai margini dell'area. Eppure, non gli manca nulla per
essere un finalizzatore d'area d'élite. Possiede un fisico e una struttura già
formata e potente, capace di reggere l'urto nei duelli corpo a corpo. Ha i
centimetri necessari per poter sovrastare i terzini avversari sui cross
provenienti dal lato opposto, così come possiede la gamba e il tempo per
attaccare la profondità, una dote che lo renderebbe imprevedibile per le difese
che scalano verso la palla. La filosofia di mister Spalletti è chiara: non si
butta mai via il pallone. Questo approccio radicale trasforma anche una
semplice rimessa laterale in un'occasione di costruzione. Poiché la squadra attuale
pecca di "struttura fisica" — mancando di un centravanti di peso
capace di fare a sportellate — Yıldız diventa il riferimento obbligato. Kenan
ha il compito di proteggere la sfera sotto pressione e "ripulire" la
manovra per innescare i compagni. È un ruolo ad alto rischio che richiede una
pulizia tecnica assoluta. A San Siro abbiamo rischiato la "frittata"
per una sua disattenzione, mentre contro il Galatasaray una palla persa in
uscita è costata carissima. Tuttavia, i benefici di una ripartenza gestita dai
suoi piedi superano i pericoli. "Madre natura l'ha reso straordinario...
da lui non puoi non accettare qualcosa di straordinario. Deve capire che in
certe notti il referto conta più dell'estetica: servono i bonus, servono i gol.
Yıldız deve resistere alla tentazione di voler "strafare" a ogni
costo evitando di trasformare il suo talento in una trappola. Essendo il
pericolo numero uno, subisce costantemente raddoppi di marcatura asfissianti.
Invece di intestardirsi in infinti dribbling consecutivi — che portano
inevitabilmente a una perdita di lucidità e ossigeno al momento del tiro —
Kenan deve imparare a giocare "di prima" e ad affidarsi ai compagni.
La sua è la “malattia” di chi vuole spaccare il mondo a ogni costo, sentendo il
peso di un'intera tifoseria e di una maglia storica sulle spalle. È quella
pressione che lo ha reso a tratti pasticcione contro Lazio, Inter e
Galatasaray, annebbiando la sua visione di gioco proprio quando serviva
l'ultimo tocco di classe. La vera
maturità calcistica risiede nella capacità di essere essenziale quando la
partita si sporca. La storia del calcio è stata scritta da giganti come
Cristiano Ronaldo e Messi, atleti che non sono mai rimasti confinati nella
propria "comfort zone". Anche dopo aver vinto tutto, la loro
grandezza risiedeva nell'ossessione per il dettaglio minimo, nella volontà di
correggere anche la più piccola sbavatura tecnica. Yıldız ha ricevuto un dono
raro, un talento cristallino che lo pone in una categoria differente rispetto
ai compagni. Proprio per questo non può accontentarsi di essere un ottimo
giocatore; la sua missione è l'eccellenza. Deve curare ogni aspetto: dalla
protezione della palla spalle alla porta alla resistenza psicologica sotto i
colpi dei difensori. Solo attraverso questa evoluzione potrà trasformare il suo
talento in dominio costante. Kenan ha ancora tutto dalla sua parte: non ha
ancora compiuto 21 anni e possiede una base tecnica di partenza stratosferica.
Ha il tempo e le doti per cambiare il suo modo di interpretare il gioco, adattandosi
alle necessità di una Juventus che vuole tornare a essere una macchina
offensiva e dominante. Il percorso per passare da giovane promessa a icona
mondiale è tracciato; ora tocca a lui percorrerlo con fame e umiltà.



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