LA JUVENTUS AL BIVIO: TRA STANCHEZZA CRONICA E L'URGENZA DI QUALITÀ

 


Di Filippo Vagli

La stagione della Juventus è già giunta ad una vera e propria resa dei conti. Quello che stiamo osservando è un bivio esistenziale che impone una riflessione brutale sulla reale caratura della rosa. L'entusiasmo iniziale scaturito dall'approdo di Spalletti alla Continassa aveva agito come un potente analgesico, capace di anestetizzare temporaneamente i dubbi sulla qualità tecnica del gruppo attraverso un'intensità agonistica fuori dal comune. Per settimane, la "cura" ha funzionato: il dinamismo ha compensato le lacune, dando l’illusione che i problemi strutturali fossero svaniti. In realtà, erano solo mascherati. Oggi, con il calo fisiologico dei ritmi, il velo di euforia si sta diradando, rivelando una realtà tecnica decisamente più nuda e preoccupante. Il calcio di Spalletti è un meccanismo che richiede giri altissimi per funzionare. Quando il gap qualitativo rispetto ai competitor è evidente, l'unico modo per restare a galla è alzare il volume dell'intensità: circolazione palla esasperata e un'applicazione feroce che ha portato molti elementi a rendere oltre i propri limiti naturali. Tuttavia, il banco di prova del campo non mente: questa rosa non è minimamente paragonabile a quella di qualche anno fa. Nel momento in cui la stanchezza morde le gambe e la lucidità viene meno, le carenze tecniche riaffiorano inevitabilmente. Il crollo verticale subito nel secondo tempo contro il Galatasaray ne è l'emblema: una squadra che si è letteralmente spenta, complice anche l'ingenuità di Cabal che ha lasciato i compagni in inferiorità numerica, evidenziando una fragilità nervosa e fisica che non può essere ignorata. Il ritorno agli impegni infrasettimanali ha presentato un conto salatissimo a una squadra che fatica a ruotare gli uomini. La gestione dei "fedelissimi" sta portando a un logorio che rischia di incartare definitivamente la manovra bianconera. Kalulu sta giocando una stagione da autentico stakanovista giocando praticamente ogni minuto disponibile. La sua assenza per squalifica contro il Como arriva nel momento peggiore, data la contemporanea indisponibilità di Holm, Yildiz, il gioiellino turco, ha già collezionato 33 apparizioni. La sua spumeggiante brillantezza iniziale sembra essere evaporata sotto il peso di un impiego logorante. Senza rotazioni all'altezza, Spalletti è costretto a spremere i soliti noti, finendo per svuotare il serbatoio proprio nel momento decisivo della stagione. Il segnale più allarmante della crisi d'identità bianconera risiede nella gestione dei cambi, che pare una vera e propria dichiarazione di sfiducia verso le seconde linee. Il caso di Loïs Openda è emblematico: l'attaccante belga è ormai ridotto a collezionare "apparizioni" fugaci di pochi minuti, quasi fosse un corpo estraneo al progetto. Il paradosso si è consumato nella notte europea contro il Galatasaray: preferire Weston McKennie nell’inedita veste di "falso nove" piuttosto che schierare una punta di ruolo come Openda non è solo una scelta tattica, ma un messaggio politico interno. Spalletti ha chiaramente dimostrato di non fidarsi delle alternative offensive a sua disposizione, preferendo adattare un centrocampista pur di non rischiare il belga. Una mossa che certifica la "coperta corta" di una rosa priva di profondità qualitativa. Dalla chiusura del mercato invernale con l'arrivo di Jeremie Boga e Holm, la Juventus ha smesso di vincere. È una coincidenza temporale che pesa come un macigno: proprio quando la rosa avrebbe dovuto trovare nuova linfa per il turnover, i risultati sono evaporati. In questo scenario, la flessione di  Yildiz  è preoccupante. Già prima della firma sul rinnovo, il talento classe 2005 aveva perso lo smalto dei giorni migliori. La prestazione opaca in Turdi Yildizche condizionata dalle pressioni ambientali, ha confermato che il ragazzo avrebbe bisogno di rifiatare. Tuttavia, il tecnico si trova davanti a un vicolo cieco: sostituirlo con chi? La consapevolezza che le riserve non siano all'altezza sta trasformando ogni scelta di formazione in un azzardo necessario. La Juventus si appresta a vivere uno snodo stagionale che somiglia a un conto alla rovescia. Nove giorni per decidere se restare aggrappati ai vertici o scivolare nell'anonimato. A partire dal match di sabato, contro la rivelazione Como, una gara tutt’altro da non sottovalutare. I lariani arrivano dal pareggio contro il Milan e hanno dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque non approcci la gara con la dovuta ferocia. A seguire ci sarà il Galatasaray, con il ritorno europeo che richiede un'impresa nervosa prima ancora che tecnica per ribaltare l'inerzia del girone. Ed infine la Roma, il momento del giudizio finale. Con i giallorossi distanti un solo punto e impegnati nel turno precedente contro la Cremonese (una sfida sulla carta agevole), il rischio di arrivare a Roma in posizione di svantaggio psicologico e di classifica è altissimo. Mantenere la distanza invariata prima dello scontro diretto è l'obiettivo minimo vitale. Nonostante il mare in tempesta, la posizione di Spalletti rimane solida. La società ha confermato la fiducia nel tecnico, ma ha dovuto prendere atto di una verità scomoda: la qualità media della rosa non è eccelsa. Se questa squadra non viaggia costantemente a cento all'ora, i suoi limiti strutturali emergono inesorabili. Il futuro passerà inevitabilmente da un intervento chirurgico sul mercato per colmare il gap qualitativo, mantenendo lo zoccolo duro ma inserendo profili di spessore internazionale. In attesa di tempi migliori, la Juventus deve ora stringere i denti, cercando di superare questo momento di apnea con il carattere, prima che la stagione scivoli via tra i rimpianti.


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