TRA SLOGAN E REALTÀ: IL MOMENTO CRITICO DELLA JUVENTUS TRA CAMPO E BILANCIO
Di Filippo Vagli
L’attuale
momento della Juventus sconsiglia di parlare di "DNA Juve", di
"bisogna crederci" o di "mentalità europea". Sarebbe solo
un inutile esercizio di retorica. Sul terreno verde non scendono i luoghi
comuni, non scende il blasone, bensì gli attuali giocatori, con i loro limiti
evidenti e con quei problemi che, purtroppo, sono tornati a regnare sovrani
nell'ultimo mese. La Juventus pareva aver fatto una serie di passi in avanti
netti, e invece nell’ultimo mese siamo sprofondati esattamente al punto di un
anno fa. Una rosa, quella attuale, che fatica a trovare slancio emotivo, che ha
azzeccato pochissimo nelle ultime cinque o sei uscite e che sembra aver perso
quella "fame" necessaria per le grandi imprese. Chi parla della
famosa rimonta con l’Atletico Madrid della stagione 2018/19 omette che in
quella Juventus giocava un certo Cristiano Ronaldo, un leader con un carisma
unico che invitava alla positività nonostante una squadra che già iniziava la
fase calante. Dubito che tra gli attuali calciatori che vestono la maglia
bianconera ci sia qualcuno che in cuor suo creda davvero di poter ribaltare il
risultato "horror" dell'andata. Non per una botta di pessimismo
leopardiano ma per una differenza di caratura spaventosa tra una qualsiasi
Juventus dei 9 scudetti e quella attuale. La realtà di oggi ci dice che domenica
sera all'Olimpico contro la Roma la Juve si gioca un bel pezzo di vita. Se al
termine di quella partita dovessimo ritrovarci a meno sette punti dal quarto
posto, sarebbe un disastro di proporzioni inenarrabili. Ecco perché la linea
guida societaria è categorica: zero rischi per il Galatasaray se questo può in
qualche modo pregiudicare la presenza di calciatori quali Brener o Yildiz contro
la Roma. Se c'è un rischio, anche minimo, i titolari restano a riposo per
essere al 100% all'Olimpico. La gara di Roma ha la precedenza assoluta. Fallire
il piazzamento Champions significherebbe compromettere il futuro prossimo del
club. La Juventus sta cavalcando un principio di sostenibilità ferreo. Il CDA
ha appena approvato il bilancio del primo semestre al 31 dicembre 2025, che
registra una perdita di 2,5 milioni. I conti iniziano finalmente a tornare, ma
senza l'Europa che conta, il castello crolla. Non è "solo calcio", è
sopravvivenza aziendale e anche un eventuale nuovo aumento di capitale da
300-400 milioni non servirebbe per fare mercato, ma per coprire i buchi. Siamo anche
sotto la lente d’ingrandimento del Financial Fair Play per i rapporti tra
fatturato e costi. Non andare in Champions significherebbe esporsi a sanzioni
pesanti, inclusa la riduzione dei calciatori da inserire nelle liste UEFA. Non
solo: non è più come ai tempi di CR7 quando solo perché ti chiamavi
"Juventus" i giocatori facevano la fila per venire da te. Oggi, se al
momento delle trattative non puoi mettere sul piatto la Champions, anche i
parametri zero più appetibili scelgono altre destinazioni. La grandezza del
nome non basta più; oggi serve la solidità dei risultati e del bilancio. Focus
totale sulla Roma, perché lì si decide chi saremo l'anno prossimo.



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