L’EDITORIALE – JUVENTUS: OTTO PARTITE PER (RI)TORNARE A FARE LA VOCE GROSSA
Di Stefano Dentice
Ormai siamo al giro di boa. Il tempo stringe. Il momento della verità sta arrivando. Dopo lo psicodramma calcistico vissuto nel mese di febbraio, in cui la Juventus di Luciano Spalletti ha collezionato una sfilza di risultati negativi e prestazioni tutt’altro che brillanti, a marzo la Vecchia Signora sembrava rinata, rifiorita, fino a quando è giunto l’1-1 casalingo, con un Sassuolo rabberciato a causa delle defezioni, inatteso e deludente contro una squadra che, già da tempo, non ha più nulla da chiedere a questo campionato.
Ma adesso, Locatelli e compagni, non possono più permettersi il lusso di compiere neppure mezzo passo falso se vogliono raggiungere il salvifico quarto posto valido per il piazzamento Champions del prossimo anno. Oggi la Juve si trova al quinto posto con 54 punti in classifica, a -3 dal «Como dei miracoli» che sta facendo mirabilie sotto la guida di Cesc Fàbregas.
Il primo appuntamento da non fallire, per nessun motivo, è quello di lunedì 6 aprile, alle 18:00, al Marassi di Genova contro il Genoa del nuovo corso targato Daniele De Rossi. Il Grifone, che momentaneamente viaggia in acque tutto sommato tranquille, è un avversario da prendere con le pinze, soprattutto dopo l’approdo dell’ex centrocampista e allenatore della Roma.
I bianconeri, per tentare l’assalto alla quarta posizione che significherebbe giocare nell’Europa che conta, devono anzitutto registrare la fase difensiva, troppo spesso al di sotto della sufficienza, sovente imperfetta, precaria e preoccupante. Ma non solo, perché Madama ha bisogno come l’ossigeno di (ri)trovare la vena realizzativa dei suoi attaccanti, specialmente puntando sul rientro a pieno regime di Dušan Vlahović, il tanto vituperato centravanti serbo che, rispetto a David e Openda, sembra Pelé già solo con la gamba destra.
L’undici di Spalletti deve tornare a sfornare prestazioni di alto livello e, prima di ogni cosa, a macinare punti su punti senza perdere il focus sull’obiettivo nemmeno per una frazione di secondo. Ormai non manca più un’eternità. Restano soltanto otto match alla fine della Serie A. Otto giornate che valgono 24 preziosissimi punti. Vincerle tutte sarebbe forse chiedere troppo a una squadra che difetta in termini di qualità e personalità. Ma bisogna cercare di conquistare più vittorie possibili per scongiurare epiloghi da incubo come, ad esempio, un eventuale e penoso piazzamento in Europa League.
Proprio questo scenario, non solo sarebbe da attacco coronarico per tutto il popolo bianconero, ma diventerebbe calcisticamente tragico in ottica mercato per l’annata 2026-2027.
La Juventus deve dimostrare di che pasta è fatta, da qui al 24 maggio, per evitare ulteriori psicodrammi. Certo, il quarto posto, per chi segue e ama la Juve da decenni e decenni, può essere solo una magra consolazione. Ma è pur vero che, ob torto collo, bisogna per forza di cose fare i conti con la realtà. Con la dura e amara realtà.
Insomma, mister Spalletti e i suoi hanno a disposizione otto gare per intonare otto acuti. Otto «do di petto» da Champions. Magari emessi dal «tenore» Dušan Vlahović.



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