EFFETTO DOMINO ALLA JUVENTUS: IL POSSIBILE RITORNO DI MATTEO TOGNOZZI E IL NUOVO ASSETTO SOCIETARIO

 


Di Filippo Vagli

Il clima che si respira attorno alla Continassa ha il sapore denso delle grandi vigilie, quelle che precedono un terremoto capace di ridisegnare i confini del potere sportivo. Non è solo il campo a dettare l'agenda, ma uno scacchiere dirigenziale pronto alla tabula rasa. In casa Juventus, l’incertezza che ha avvolto i quadri operativi negli ultimi mesi sta per lasciare spazio a un nuovo corso, dove il ritorno di Matteo Tognozzi non rappresenta solo una suggestione romantica, ma il cardine di un effetto domino ormai innescato. La ristrutturazione imminente punta a restituire al club quella competenza tecnica e quella coesione interna che sembravano smarrite nei meandri di una transizione troppo lunga. La strada che riconduce Tognozzi verso Torino è segnata da una cicatrice ancora aperta. Già nella scorsa estate, il rientro del dirigente appariva cosa fatta, una formalità che la stampa specializzata dava per scontata. Tuttavia, il fronte si chiuse bruscamente a causa del veto di Comolli, che scelse di sbarrare la strada all'ex capo dello scouting per intraprendere percorsi differenti. Quella decisione non ha solo bloccato un’operazione, ma ha creato una frattura profonda: Tognozzi, ormai certo di tornare a casa, si era trovato spiazzato da un dietrofront che ha logorato i rapporti con l'attuale vertice societario. Nonostante il forte interesse della Roma, che lo monitora con attenzione, il richiamo della foresta bianconera resta prioritario per il dirigente, deciso a riprendere quel discorso interrotto bruscamente pochi mesi fa. Se il nome di Tognozzi è tornato d'attualità con tale prepotenza, è perché a spingere con vigore è Luciano Spalletti. L’allenatore toscano, attuale guida tecnica e comandante assoluto del progetto sportivo, esige nel suo team operativo una figura di fedeltà assoluta. Il legame tra i due affonda le radici in una storia fatta di stima e riconoscenza: Spalletti aveva collaborato strettamente con il padre di Matteo ai tempi dello Zenit San Pietroburgo e fu proprio il tecnico di Certaldo a offrire a Tognozzi la prima opportunità lavorativa in Russia. Per Spalletti, Tognozzi non è solo un conoscitore di calcio, ma un braccio destro affamato di risultati e capace di leggere il talento prima degli altri. La visione del tecnico è chiara: costruire un laboratorio di eccellenza tecnica circondandosi di uomini che parlino la sua stessa lingua sportiva. Il ritorno di Tognozzi resta però subordinato a una conditio sine qua non: l’uscita di scena di chi quel ritorno lo ha impedito. La posizione di Comolli, attuale capo dell'area sportiva, è ormai considerata al capolinea. I segnali di un addio imminente sono inequivocabili: un meeting con i dipendenti, programmato nei giorni scorsi, è stato improvvisamente rinviato, segnale tipico di una rottura imminente. La separazione definitiva potrebbe concretizzarsi subito dopo il derby di domenica, aprendo ufficialmente la successione. In questo rimpasto, anche la figura di François Modesto sembra destinata a sfumare. Delineatosi come elemento centrale in passato, Modesto ha perso centralità e tracce operative dall'arrivo di Spalletti, scivolando ai margini del progetto. Questa duplice uscita creerebbe il vuoto necessario per permettere a Tognozzi di riprendere le redini dello scouting e della gestione tecnica. In questo scenario di trasformazione, la figura di Giorgio Chiellini emerge come l'autentico garante istituzionale della Juventus. Il suo ruolo è in costante ascesa, impegnato tra compiti di rappresentanza in Lega e una presenza sempre più forte nei quadri societari. Tuttavia, Chiellini non può presidiare da solo ogni fronte operativo; ha bisogno di un uomo di campo, un profilo che conosca il DNA del club e sappia scovare il talento puro. La stima di Chiellini per Tognozzi è totale, legata ai successi passati che hanno portato a Torino gioielli del calibro di Huijsen e Soulé. Tognozzi rappresenterebbe dunque il ponte ideale tra la visione istituzionale di Chiellini e le necessità quotidiane di Spalletti, garantendo quella qualità tecnica fondamentale per la rinascita del club. Il nuovo corso targato Tognozzi si inserirebbe in una strategia di rigore e lungimiranza. Con la prospettiva di una qualificazione alle coppe europee (in particolare l'Europa League), la Juventus dovrà muoversi su un mercato di opportunità e soluzioni low cost, dove lo scouting di qualità diventa l'unica via per la competitività. Centrale, in quest'ottica, sarà il rilancio della Next Gen. Il piano prevede un cambio di rotta strategico: approfittando del passaggio al Girone A (ritenuto tecnicamente più accessibile), la Juventus punta a rendere la seconda squadra ancora più giovane, trasformandola in un incubatore di talenti pronti per il salto immediato in prima squadra. Tognozzi, che quel sistema lo ha contribuito a creare, è visto come l'unico architetto capace di restituire al settore giovanile quella qualità che negli ultimi tempi è parsa appannata. Sebbene la prudenza sia d'obbligo, visti i precedenti della scorsa estate, tutti i tasselli del mosaico sembrano oggi convergere verso un unico scenario. La pista Tognozzi è definita molto calda e le conferme, seppur filtrate a denti stretti, puntano verso una svolta imminente. La prossima settimana si preannuncia come lo spartiacque definitivo: se l'addio di Comolli dovesse essere formalizzato all'indomani della sfida cittadina, le porte della Continassa si spalancherebbero per il ritorno di un dirigente capace e ambizioso. La Juventus si prepara al ribaltone, pronta a riaffidare le chiavi del suo futuro a chi il talento bianconero lo ha già saputo plasmare.


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