LA VECCHIA SIGNORA TRA MEMORIA E FUTURO: TRENT'ANNI DI EREDITÀ E UNA RIVOLUZIONE NECESSARIA

 


Di Filippo Vagli

Trent’anni fa, sotto il cielo di Roma, si compiva l’ultimo grande atto di gloria europea della Juventus. L’immagine di Gianluca Vialli che solleva al cielo la Champions League rimane, ancora oggi, l’icona indelebile di un’epoca irripetibile. Quella compagine bianconera, plasmata dal genio di Marcello Lippi, non rappresenta solo un ricordo nostalgico, ma un vero e proprio tesoro per la memoria del club: un gruppo capace di unire una forza mentale granitica a una dominanza tecnica e atletica senza eguali. La recente “reunion” di quegli eroi della Juventus Lippiana allo Stadium, ritrovatisi per celebrare un legame mai spezzato, serve a ricordare cosa significhi indossare la maglia bianconera con quella specifica attitudine che oggi sembra smarrita. Tuttavia, il peso di questa eredità convive con le cicatrici profonde lasciate dai decenni successivi. I fantasmi delle finali perse formano un mosaico di rimpianti che ancora bruciano: dal gol in fuorigioco di Mijatović nella notte contro il Real Madrid alla disfatta contro un Borussia Dortmund trascinato da calciatori che erano arrivati proprio dalla Juventus. E poi ancora il dolore di Manchester contro il Milan, fino ai più recenti scontri con i colossi di Barcellona e Madrid. Una sequenza di delusioni che evidenzia una verità ineludibile: la Vecchia Signora non può e non deve vivere di soli ricordi. Sebbene sia fondamentale onorare lo spirito del 1996, il presente impone la necessità di rinfrescare la memoria con nuovi trionfi, ripartendo dalla costruzione di una base competitiva che restituisca al club la sua egemonia naturale, a partire dai confini domestici.


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