L’EDITORIALE - JUVENTUS: ALTRO CHE FINO ALLA FINE, FINO ALLO SCANDALO!

 


Di Stefano Dentice

La luce si è spenta. Alla Continassa, all’Allianz Stadium e, soprattutto, nel cuore di milioni di tifosi della Juventus che, in questo momento, stanno vivendo uno psicodramma calcistico.

La figura barbina rimediata fra le mura amiche, contro una Fiorentina già salva, match in cui la Juve ha perso meritatamente 2-0, è solo la punta dell’iceberg. La Vecchia Signora si trova sesta in classifica con 68 punti, fuori dalla Champions League a una giornata dal termine, fuori dall’Europa che conta, fallendo quindi l’obiettivo minimo stagionale.

Le responsabilità sono da ascrivere a tutti. In primis a una dirigenza totalmente incapace di allestire un mercato all’altezza, con l’«algoritmologo» Comolli protagonista di una campagna acquisti completamente fallimentare in tutti i reparti, eccezion fatta per Boga giunto a gennaio.

Nemmeno il passaggio di consegne da Tudor a Luciano Spalletti ha portato i frutti sperati. Infatti, oltre alle precoci eliminazioni in Coppa Italia e in Champions, l’allenatore toscano non è riuscito a conquistare ad oggi il quarto posto salvifico chiesto dalla società fin dall’inizio della stagione.

Salvo clamorosi miracoli negli ultimi novanta minuti, ovvero battere obbligatoriamente il Torino e sperare in una combinazione di risultati più difficile della risoluzione del cubo di Rubik, roba che farebbe ammattire financo Freud, la Juve è al 99,9% fuori dalla competizione europea più prestigiosa per un club.

Tutto l’organico bianconero, nessun calciatore escluso, ha tremendamente deluso non tanto sul piano tecnico, senza dubbio non eccelso, ma sotto l’aspetto del carattere, della personalità, del carisma. Tanti, troppi i giocatori senza attributi, con il cuore di criceto, altro che undici leoni come spesso hanno invocato i tifosi presenti allo stadio, che giustamente avrebbero voluto vedere una squadra famelica, rabbiosa, determinata.

Invece, purtroppo, niente di tutto questo. Solo e soltanto macerie. Tegole che sono piovute sulla testa di Locatelli e compagni già dopo l’1-1 casalingo con il retrocesso Verona, partita che aveva fatto scattare più di un allarme in casa bianconera.

(Ri)tornando a Spalletti, che comunque ha ereditato una squadra in grossa difficoltà, una rosa non scelta da lui, con una preparazione atletica totalmente diversa e un’idea di gioco differente rispetto alla gestione di Igor Tudor, fanno specie le sue scioccanti dichiarazioni in conferenza stampa dopogara: «Con John Elkann sarà soprattutto un’analisi di me stesso più che quella dei calciatori, perché io devo presentare qualcosa di più di quello che ho presentato oggi». Ma non finisce qui, perché il tecnico di Certaldo prosegue così: «Io do un giudizio molto positivo alla stagione della Juventus, perché ha giocato una grande stagione, parlo del mio periodo, dove degli episodi ci hanno penalizzato per farla essere grandissima. Questa squadra ha giocato un grande calcio, ha fatto vedere dei passi in avanti notevoli».

Senza troppi giri di parole, le affermazioni di Luciano Spalletti sono sconcertanti, fortemente contraddittorie, segno di una scarsissima lucidità. Ma di quale «giudizio molto positivo» parla? Come fa a dire che la Juve ha giocato una «grande stagione» e che ha fatto vedere dei «passi in avanti notevoli»?

Un’analisi kafkiana la sua, indice di una confusione paurosa che ha colpito e che sta colpendo anche lui, timoniere di un gruppo che brancola nel buio.

Insomma, la situazione a Torino (sponda bianconera) è davvero tragica. Anche se l’aritmetica non condanna ancora la Juventus, ciò a cui si è assistito soprattutto nell’ultimo mese è un qualcosa di veramente imbarazzante.

Il cuore di tutti i tifosi juventini è dolorante, il morale è sottoterra. E in questo momento, anche il supporter più ottimista non può far altro che osservare la realtà. Una realtà impietosa, quasi imprevedibile. Il punto più basso toccato dalla Vecchia Signora negli ultimi quindici anni. Il tanto caro motto “Fino alla fine” sembra non esistere più. E neppure “Oltre la fine” di spallettiana memoria. Qui, purtroppo, siamo di gran lunga oltre il ridicolo.


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